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Movies&Cars, 18 – Bianco rosso e verdone 3

Tre colori della nostra bandiera, tre auto della nostra storia

Siamo al terzo e ultimo appuntamento di questa mini sezione dedicata ad un film mitico di cui tutti ricordiamo almeno una battuta, che all'occorrenza ci salta in mente e riutilizziamo divisi tra allegria e un pizzico di nostalgia. Il film in questione è Bianco rosso e verdone, diretto e interpretato da Carlo Verdone del 1981. Negli episodi precedenti abbiamo parlato del "bianco" della  Fiat 131 Panorama guidata dal precississimo e insopportabile Furio e del "verde" della Fiat 110 D dell'ingenuo e dolcissimo Mimmo che portava la vulvanica nonna a Roma a votare. 

Dunque manca il rosso ed è quello dell'auto guidata dal personaggio più pittoresco e forse più tragicomico del film Pasquale Amitrano. Indimenticabile poichè riesce a far ridere senza pronunciare praticamente niente. Infatti seguendo il viaggio dell'immigrato in Germania che torna a votare al suo paese di origine, Matera, non “profferisce verbo” durante il suo viaggio, salvo sbottare, infine, al seggio, dopo aver votato, in un dialetto ormai incomprensibile anche ai compaesani. L’unica cosa che s’intende è un sonoro mandare a “quel paese” tutti quanti.

Amitrano appare spaesato, italiano ma non più italiano, a cui progressivamente si sfalda la sua adorata Alfa Sud rosso alfa che, km dopo km, viene a ogni sosta, via via, cannibalizzata da invisibili ladri che, in più, lo derubanodi tutto quello che compra negli autogrill. Alla fine l’Alfa si blocca, ormai priva di borchie, cristallo anteriore, sedile guida e benzina. 

L'Alfa Sud non fu solo un’automobile ma, già dal suo nome, anche un simbolo. E questo spiega, se vogliamo, il perché sia proprio questa nel film la compagna di di Amitrano. Il “Sud” stava a indicare la realizzazione di un’idea ambiziosa: produrre un'auto in uno stabilimento nel Meridione d’Italia. L’epoca è la fine degli anni ’60. 

Lo stabilimento nel ' 67 sarà quello di Pomigliano d’Arco, lo studio della carrozzeria è assegnato a Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. La vettura, in anteprima, è esposta, al Salone dell’Auto di Torino del 1971. Sul mercato arriva nel giugno 1972. L’Alfasud è una berlina di fascia medio bassa, due volumi, quattro porte, spaziosa il giusto, dalla linea armonica e filante, a trazione anteriore. Freni a disco, monta un brillante 4 cilindri boxer di 1186 cc di 63 cv, che riesce a spingere sino a oltre 150 km/h, garantendo pure spunti di buon livello che si associano a una sicura guidabilità.

Il primo prezzo era di 1.420.000 lire. Inizia così una dignitosa carriera che si protrarrà sino al 1984 attraverso tre serie e un’articolazione di versioni della berlina con carrozzerie più curate, allestimenti interni impreziositi e prestazioni via via aumentate. Sul mercato, inoltre, fu proposta un’interessante, ma non compresa dal mercato, versione Giardinetta e il grintoso coupé Sprint, disegnato da Giugiaro, rimasto poi in produzione sino al 1989. Da ricordare infine che l’Alfasud, prodotta in poco più di un milione di esemplari, è l’Alfa Romeo più venduta di sempre.

 

 

Pubblicato il 13-03-2018 da Chiara Malaguti

Tags: Alfa Sud Alfa Romeo Bianco rosso e verdone Promagazine

Categorie: Brand Alfa Romeo Movies&Cars News

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